Energy Release 2.0: Introduzione
Nel panorama energetico italiano, pochi strumenti hanno avuto negli ultimi anni un impatto potenzialmente paragonabile all’Energy Release 2.0. Non si tratta di un incentivo tradizionale, né di un semplice meccanismo di sconto sul prezzo dell’energia, ma di una misura strutturale di politica energetica e industriale, progettata per affrontare contemporaneamente la crisi dei prezzi, la competitività delle imprese energivore e la necessità di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Il meccanismo, introdotto con il D.M. 23 luglio 2024 n. 268 e successivamente integrato dal D.M. 29 luglio 2025 n. 204, nasce da una visione chiara del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE): garantire energia a prezzi stabili alle imprese ad alto consumo, trasformando però questo vantaggio immediato in un impegno di lungo periodo verso la transizione energetica.

Cos’è l’Energy Release 2.0
L’Energy Release 2.0 è un meccanismo attraverso il quale lo Stato, tramite il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), assegna alle imprese energivore energia elettrica a un prezzo fisso e calmierato pari a 65 €/MWh, nel periodo compreso tra il 2025 e il 2027.
Questa energia viene “anticipata” ai beneficiari insieme alle relative Garanzie d’Origine (GO), attraverso un contratto per differenza a due vie. In cambio, le imprese si impegnano a realizzare nuova capacità di produzione da fonti rinnovabili e a restituire, in un arco temporale ventennale, l’energia ricevuta e il valore delle GO.
Il punto centrale è che l’Energy Release non è un contributo a fondo perduto: è un patto di lungo periodo tra sistema industriale e sistema energetico nazionale.
Le finalità strategiche del meccanismo
Il disegno dell’Energy Release 2.0 poggia su tre obiettivi fondamentali, che riflettono le priorità attuali del sistema Paese.
Il primo è la sicurezza energetica. Incrementare la capacità di generazione rinnovabile nazionale significa ridurre la dipendenza dalle importazioni e rendere il sistema più resiliente alle crisi geopolitiche e alle oscillazioni dei mercati internazionali.
Il secondo obiettivo è la sostenibilità ambientale. Le imprese energivore rappresentano una quota significativa dei consumi elettrici e delle emissioni indirette: legare il beneficio economico alla realizzazione di nuovi impianti FER consente una decarbonizzazione concreta, non solo dichiarata.
Il terzo pilastro è il realismo economico. Il prezzo di 65 €/MWh consente alle imprese di pianificare costi energetici stabili, preservando la competitività sui mercati globali, senza però scaricare l’onere sul sistema pubblico nel lungo periodo.
Chi può accedere all’Energy Release
L’accesso al meccanismo è riservato esclusivamente alle imprese a forte consumo di energia elettrica, iscritte negli elenchi ufficiali gestiti dalla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA).
Questo aspetto è tutt’altro che formale. La perfetta coerenza tra i dati presenti negli elenchi CSEA e quelli della visura camerale dell’impresa è un requisito bloccante: qualsiasi disallineamento anagrafico comporta l’esclusione in fase istruttoria.
Il meccanismo consente la partecipazione sia in forma singola sia in forma aggregata, attraverso la figura del Soggetto Aggregatore, che agisce come controparte unica nei confronti del GSE.
Come funziona l’Energy Release: la logica delle due fasi
Il funzionamento dell’Energy Release 2.0 si sviluppa lungo un asse temporale volutamente asimmetrico, che separa il momento del beneficio da quello dell’obbligo.
La fase di anticipazione (2025–2027)
Nel primo triennio, a partire dal 1° gennaio 2025, il GSE assegna ai beneficiari l’energia elettrica e le relative Garanzie d’Origine. Il prezzo di riferimento è fissato a 65 €/MWh e la regolazione avviene tramite un contratto per differenza a due vie.
Questa fase consente alle imprese energivore di beneficiare immediatamente di un costo energetico stabile e prevedibile, riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati.
La fase di restituzione (20 anni)
Alla fase di beneficio segue una fase molto più lunga e strutturata, della durata di vent’anni. In questo periodo, i soggetti beneficiari sono tenuti a restituire l’energia anticipata, il controvalore delle GO e a regolare il cosiddetto Vantaggio Residuo, ossia il differenziale economico necessario a garantire l’equilibrio complessivo del meccanismo.
È in questa fase che l’Energy Release dimostra la sua natura di strumento strutturale, e non di misura emergenziale.
I requisiti sulla nuova capacità rinnovabile
Uno degli elementi più delicati dell’Energy Release riguarda gli obblighi di realizzazione di nuova capacità FER. Gli impianti devono avere una potenza minima di 200 kW e possono appartenere esclusivamente alle tecnologie fotovoltaica, eolica o idroelettrica.
Il vincolo più rilevante è però quello produttivo: la capacità installata deve garantire una produzione annua almeno doppia rispetto all’energia ricevuta in anticipazione. Questo requisito incide in modo diretto sul corretto dimensionamento degli impianti e sulla sostenibilità economica dell’intera operazione.
Le tempistiche sono stringenti: l’entrata in esercizio deve avvenire entro 40 mesi dalla stipula del contratto, con termine ultimo improrogabile fissato al 31 dicembre 2030, salvo casi documentati di forza maggiore.
Procedura, garanzie e criticità operative
La procedura di accesso all’Energy Release è altamente formalizzata e passa interamente dal portale E-RELEASE del GSE. Ogni fase – dalla manifestazione di interesse alla stipula dei contratti – è scandita da verifiche puntuali e da un sistema di garanzie finanziarie pensato per tutelare l’affidabilità del meccanismo.
La cauzione iniziale di 10.000 euro, il requisito del “netto bancario” e l’obbligo di intestazione del conto corrente al soggetto richiedente sono solo alcuni dei punti critici che, se gestiti in modo superficiale, possono determinare l’esclusione.
Il ruolo dei soggetti terzi e degli aggregatori
Una delle innovazioni più rilevanti dell’Energy Release 2.0 è la possibilità di ricorrere a Soggetti Terzi Delegati, ai quali possono essere trasferiti gli obblighi di realizzazione degli impianti, di restituzione dell’energia e di regolazione del vantaggio residuo.
Questa flessibilità apre opportunità importanti, ma non elimina la responsabilità finale dell’impresa energivora, che rimane sempre titolare del contratto nei confronti del GSE.
Energy Release come leva strategica
Ridurre l’Energy Release a una semplice energia a prezzo agevolato sarebbe un errore. Il meccanismo impatta direttamente su:
- strategie PPA
- pianificazione FER
- bancabilità dei progetti
- politiche ESG
- gestione del rischio energetico
È uno strumento che va integrato in una visione energetica complessiva.
Il ruolo di Techzen Srl
In Techzen Srl affrontiamo l’Energy Release 2.0 come un’operazione complessa di ingegneria energetica, finanziaria e regolatoria. Supportiamo imprese energivore e aggregatori nella verifica dei requisiti, nella strutturazione tecnica ed economica e nell’integrazione del meccanismo con PPA, FER X e strategie di lungo periodo.
L’Energy Release funziona solo se ogni anello della catena è solido.
Conclusione
L’Energy Release 2.0 rappresenta una delle più avanzate forme di collaborazione tra industria ed energia rinnovabile oggi disponibili in Italia. È uno strumento potente, ma complesso, che premia la pianificazione e penalizza l’improvvisazione.
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